Le gare di Orienteering tra calli, luci e storia: Venezia di notte e Portogruaro di giorno

Ci sono gare che si corrono con le gambe, e altre che si corrono anche con gli occhi, con il fiato sospeso, con la meraviglia.

Le due prove che attendono gli orientisti il prossimo fine settimana del 21 e 22 febbraio – Venezia in notturna e Portogruaro – appartengono a questa seconda categoria: percorsi che non sono solo tracciati, ma vere e proprie esperienze.

 Venezia in notturna: l’orienteering che accende la città

Correre a Venezia di notte è un privilegio raro.

Le calli sembrano restringersi, i ponti si moltiplicano e si specchiano nei rii, diventando parte stessa del percorso. La città, liberata al calar della sera dal frastuono del giorno, si trasforma in un labirinto silenzioso dove ogni svolta è una sorpresa.

Le ombre dei palazzi sembrano muoversi insieme agli atleti. Le luci dei lampioni tracciano linee che non compaiono sulla mappa. I campi e i campielli, improvvisi e inattesi, diventano piccole piazze d’arrivo intermedie. I ponti, tanti, tantissimi, scandiscono il ritmo della gara come un metronomo antico.

È una prova che chiede attenzione, intuito, capacità di leggere il buio e il coraggio di perdersi per poi ritrovarsi più forti di prima.

Un crocevia di emozioni che solo Venezia sa dare: l’acqua dei canali che accompagna la corsa, il silenzio improvviso di una calle deserta, la magia di una città che sembra sospesa nel tempo.

Portogruaro: tra storia, architetture e scorci inattesi.

La Città di Portogruaro è diversa, ma altrettanto affascinante. Qui l’orienteering si intreccia con la storia, con le geometrie eleganti del centro, con i portici che si aprono come corridoi naturali, con i mulini sul Lemene che sembrano usciti da un dipinto.

Il percorso alterna vie medievali che costringono a scelte rapide; passaggi stretti che obbligano a rallentare e osservare;

scorci d’acqua che accompagnano la corsa come una cornice; architetture rinascimentali che fanno da quinte teatrali alla gara.

È una prova più “classica”, ma non per questo prevedibile.

Portogruaro sorprende con i suoi cambi di ritmo, con i suoi angoli nascosti, con quella bellezza discreta che si rivela solo a chi sa guardare con gli occhi giusti.

Due gare, un’unica anima

Venezia e Portogruaro sono due mondi diversi, ma uniti da un filo comune:

l’orienteering come scoperta, come avventura, come modo di leggere il territorio con occhi nuovi.

A Venezia si corre nella poesia del buio.

A Portogruaro si corre nella bellezza dell’acqua che si apre davanti ai passi.

In entrambe, si corre dentro un paesaggio che non è solo sfondo, ma protagonista.

E ogni atleta, dal più esperto al più giovane, porta con sé la stessa promessa:

non sarà una gara qualunque, ma un ricordo che resterà per sempre!

-Salvatore Seno

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